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Casa Editrice La Nave di Bes       
Titolo: Il mago del cinema
Autore: Luigi Allori
data: dicembre 2001
casa editrice: La Nave di Bes
pagine: 201
Prezzo: Euro 15.50

Luigi Allori, giornalista di professione, cinefilo per passione, ha pubblicato diverse opere, tra le quali: Guida al linguaggio del Cinema (Editori Riuniti); Dizionario dei mass media (Mondadori); Guida all'uso della videocamera (Mondadori); La storia di Louis Lumière (La Nave di Bes); Karagoz, il Teatro delle Ombre turche (La Nave di Bes).

Copertina di Manlio Truscia

 

 

Un sorprendente scrigno del tesoro
Presentazione di Roberto Casalini

Nel 1927 a Parigi, alla stazione di Montparnasse, c'è un chiosco di giocattoli aperto giorno e notte, dalle sette di mattina alle dieci di sera, anche di domenica e negli orari dei pasti. Lo gestisce un signore che ha visto giorni più felici e che l'autore di questo sorprendente scrigno del tesoro in formato di libro, Luigi Allori, descrive così: "E' un anziano e minuto, un omino cui i grandi occhi neri, le guance scavate, il rigido pizzetto bianco da capretta, i baffetti ben appuntiti e il naso affilato conferiscono un'aria volpina, da navigato capocomico di vaudeville". L'omino ha sessantasei anni, si chiama Georges Méliès e, nessuno dei clienti lo immaginerebbe, è stato il primo e il più grande genio del cinema che agli inizi del secolo muoveva i primi passi. Figlio sognatore e scapestrato di un ex ciabattino che si è arricchito diventando fabbricante di scarpe, in quasi quarant'anni di attività frenetica, dall'esordio sotto il segno dell'illusionismo nel 1881 al cupo tramonto del 1920 in cui, in un momento di disperazione, ha distrutto le casse che ospitavano i negativi di quasi tutti i suoi film, Méliès ha visto tutto, anticipato tutto, inventato tutto quello che c'era da inventare, e tutto ha perduto. Gli restano ancora undici anni da vivere, morirà in miseria nel 1938, ricoverato in ospedale per un'indigestione di ostriche xhe è in realtà un tumore all'ultimo stadio. Avrebbe potuto definirsi usando parole alate, Méliès, magari parafrasare per la propria arte il motto orgoglioso del cavaliere Giovanbattista Marino, poeta barocco: "E' dello schermo il fin la meraviglia". Ha scelto invece di descriversi con una confessione modesta e timida: "Sono stato à la fois un intellettuale e un lavoratore manuale". E ha adottato, per la sua entusiasta attività di "mago", il serissimo candore e l'assoluta mancanza di senso del ridicolo che caratterizzavano attori e pubblico dell'umile teatro popolare frequentato assiduamente in gioventù. Lo stesso candore, la stessa fede di cui tesserà un caldo e commosso elogio Jean-Louis Barrault, indimenticabile mimo Deburau, nel capolavoro di Marcel Carnè Amanti perduti. E' stato molto di più di un autodidatta entusiasta, il vulcanico Méliès: a lui e all'americano Griffith il linguaggio del cinema deve gran parte della sua grammatica e della sua sintassi. Arrivato dopo i fratelli Lumière, che lo fanno sentire "surpris au delà de toute expression" con la loro invenzione del 1895, il figlio del ciabattino trasforma la ripresa piatta della realtà in messinscena, racconto, fantasmagoria. A lui si devono un bagaglio di invenzioni ancora in uso, dai primi rudimentali trucchi del 1896 e del 1899 che fanno scomparire le persone dallo schermo e le sostituiscono con altre persone, a invenzioni ed "effetti speciali" via via più sofisticati: la scoperta accidentale del montaggio, il primo teatro di posa, i modellini, e ancora la sovrimpressione, le esposizioni multiple, i mascherini, la dissolvenza, il carrello. Il libro di Luigi Allori rende omaggio al genio di Méliès mettendo in scena la sua irripetibile avventura con rigore filologico e dovizia dei particolari, ma soprattutto con un cattivante colore affabulatorio da "romanzo del cinema". Davanti ai nostri occhi di lettori elevati al rango di spettatori di una féerie prende così vita la Parigi a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, quando nei bistrots si beveva assenzio e il pubblico sfasciava le sedie del teatro Robert-Houdin assistendo alla proiezione di L'AFFAIRE DREYFUS. Quando allo Chat Noir proiettavano le Ombre cinesi e il Cabaret della Morte di Dorville attirava il pubblico con il suo illusionismo macabro. E anche la storia del cinema, che prende vita e forma pascendosi di tutte le invenzioni e incorporando a strati i materiali più eterogenei, dalla prestidigitazione della fotografia, dalla lanterna magica al cromatropio, assume colori e forme inedite. Riportando noi, sazi lettori e spettatori del terzo millennio, a un tempo quando la notte era ancora tenera, il mondo giovane, il futuro eccitante e tutto doveva ancora accadere.